SCOLIOSI ED ATTIVITA’ SPORTIVE.

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Ogni deviazione del rachide dovrebbe avvantaggiarsi o, comunque, non subire peggioramenti dalla pratica di attività sportive, se non altro perchè il movimento impone stimoli continui e diversificati al rachide, evitando che si adagi in posizioni mantenute per periodi non brevi e che possano contribuire alla fissazione di un atteggiamento scorretto o favorire l’evoluzione peggiorativa di un dismorfismo rachideo. La dinamicità propria di ogni sport migliora, inoltre, le capacità neurali (propriocettiva, visione, senso dell’equilibrio eccetera) del soggetto quasi sempre compromesse o deficitarie sia nei paramorfismi sia, ancor di più, nelle vere e proprie patologie rachidee. Tuttavia, non è possibile attribuire capacità terapeutiche alle attività sportive a meno che non si inseriscano, nella loro pratica, speciali accorgimenti che modifichino la naturale tendenza a riprodurre nel movimento le caratteristiche morfofunzionali che appartengono alla statica di ogni soggetto. Da porre attenzione agli atti respiratori: a fronte di una scoliosi grave sussiste, sempre, un deficit della capacità vitale e degli altri parametri respiratori. Inoltre, durante le attività sportive, nuoto compreso, l’accentuazione espansiva e riduttiva dei diametri toracici, rispettivamente nella fase inspiratoria e in quella espiratoria, portano – fatalmente – al peggioramento dei gibbi, che si ingrandiscono, e delle depressioni toraciche, che affondano ancora di più. Si ottiene un aumento globale delle deformità scoliotiche.

Dott Enrico Vignali