TECNICHE DI RIEDUCAZIONE PROPRIOCETTIVA

propriocezione

La propriocezione è un sistema in cui il cervello riceve le informazioni riguardo la posizione e il movimento del corpo dando equilibrio, coordinazione e mantenendo il tono muscolare.

Questo viene ottenuto attraverso dei recettori distribuiti in tutto il corpo:

  1. fusi muscolari
  2. recettori tendinei dell’apparato di Golgi
  3. esterocettori della pelle

L’ allenamento propriocettivo è utile per tutte quelle persone che hanno come obiettivo:

  1. Migliorare meccanismi riflessi
  2. Migliorare la sensibilità ed elasticità
  3. Facilitare l’uso di impulsi propriocettivi delle strutture che circondano l’articolazione
  4. Migliorare la stabilità e il coordinamento
  5. Migliorare la capacità di orientarsi nello spazio
  6. Migliorare la capacità di rilassare i muscoli e senso del ritmo

La rieducazione propriocettiva ha l’obiettivo di integrare una serie di schemi riguardanti la coordinazione neuromuscolare per fornire il fattore di sicurezza fisiologica, cioè, dare al corpo una maggiore fiducia durante l’esecuzione di attività che coinvolgono il sistema neuro muscolo-scheletrico. Questi metodi si basano sulla stimolazione delle terminazioni nervose per attivare il sistema motorio sensoriale-percettivo ed ottenere una risposta riflessa durante la contrazione muscolare.
Vi sono alcuni criteri di stimolazione, quali:

  1. Tecnica di Bobath
  2. Metodo Kabat
  3. Concetto di Johnstone
  4. Metodo di Brunnstrom
  5. Metodo Perfetti
  6. Metodo Phelps
  7. Metodo Vojta
  8. Metodo Doman e Delacato
  9. Metodo Bugnet-van de Voort

I fattori di rischio per lesioni in presenza di disfunzione propriocettiva sono degli elementi che possono causare un deficit propriocettivo durante lo svolgimento delle attività quotidiane coinvolgendo la propriocezione. Essi si distinguono in:

  1. I fattori intrinseci: scorretta alimentazione, posturali, anomalie anatomiche, aumento fisiologico lassità articolare, mancanza di coordinazione, disturbi metabolici, l’età, il sesso, la salute mentale, la composizione corporea (grasso, il peso, la densità ossea), la salute, tossici e sostanze farmacologiche.
  2. I fattori estrinseci: scarsa forma fisica, fattori ambientali, controllo neuromuscolare inadeguato e scarsa esecuzione dei movimenti (correre, saltare, camminare in punta di piedi)

In conclusione possiamo affermare che con questo articolo si è in grado di riconoscere alcune delle tecniche propriocettive attualmente utilizzate durante i protocolli rieducativi. Si possono inoltre osservare le funzioni di ciascuno e tenerne conto al momento di stabilire il programma rieducativo appropriato per ogni paziente. E’ molto importante sfruttare anche i meccanismi fisiologici di queste tecniche, strumenti terapeutici più interessanti nel campo della rieducazione neuromuscolare.

 

Dott. Enrico Vignali.